ARTE DI VIAGGIO
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di Valeria Serra


Prima che la fotografia diventasse il veicolo espressivo della pubblicità, è stato compito degli illustratori disegnare le suggestioni del mondo, rappresentare il fascino del viaggio, il glamour dei luoghi di villeggiatura.  Manifesti e réclame nati senza un vero intento artistico ma che guardati con gli occhi di oggi, hanno assunto un valore culturale e stilistico che li pone alla stregua di opere d’arte.



La prima metà del 1900 ha stimolato una straordinaria produzione di affiche pubblicitarie, dall’Europa all’America, regalando all’immaginario collettivo emozioni visive immediate, frutto non solo di singole abilità pittoriche ma anche di un complesso patrimonio di stili. Osservando le immagini di quei decenni, si possono riconoscere le eredità lasciate dai movimenti artisti del Cubismo, del Futurismo, dell’Art Decò del Dada.



Se pure si trattava di opere seriali e di natura commerciale e propagandistica, quei manifesti appassionano sempre più i collezionisti del modernariato; e le più prestigiose case d’asta come Christie’s  e la newyorkese Swann Galleries annoverano una sezione interamente dedicata ai poster vintage



Tra i più apprezzati illustratori di quegli anni ci sono i francesi Roger Broders e Adolphe Mouron Cassandre, celebre per le affiche dei transatlantici, gli italiani Federico Seneca, Marcello Dudovich e Giuseppe Riccobaldi, il tedesco Mark von Arenburg e lo statunitense Paul George Lawler. Capaci con la loro estetica di evocare mondi lontani e nostalgie di un modo di viaggiare ormai scomparso, quei manifesti hanno raggiunto quote di vendita spesso superiori ai 25 mila dollari.



Raccontano di quando il viaggio e la vacanza erano il privilegio di un’élite sociale o culturale; di quando non esisteva ancora la parola turismo, usata ufficialmente per la prima volta nel 1946 dalla Società delle Nazioni.



Lo scrittore Paul Morand nel suo pamphlet “Viaggiare” pubblicato negli anni ’50, scrive con lungimiranza questa riflessione: “Vacanza, (vacante, vuoto) è una parola che sta perdendo il senso etimologico. All’inizio di questo secolo lo conservava ancora; l’Europa non era gremita come un convoglio del metrò a mezzogiorno; l’estate non stravolgeva le vite, non scaraventava le folle sulle spiagge. La natura adorava il vuoto. Nessuno scalfiva i ghiacciai, o lasciava bucce di banana sul Cervino. Arte e natura erano autentiche, così autentiche che s’ignorava questa parola, inventata dai frodatori”.



Secondo la World Tourism Organization delle Nazioni Unite, nel 2015 circa un miliardo e 180 milioni di turisti si sono recati in destinazioni internazionali in tutto il mondo. Un dato rilevante anche per le economie di molti Paesi; ma altrettanto rilevante per il rischio che l’impatto antropico incontrollato diventi una concreta minaccia per gli habitat naturali.



La storia del viaggio s’intreccia da sempre con la storia dell'uomo e del suo desiderio di conoscenza, di riposo, di svagoOggi, viaggiare deve avere un presupposto in più: la consapevolezza di doversi misurare con i temi della salvaguardia ambientale, prima che sia troppo tardi, prima  che non ci siano più valide ragioni per esplorare mondi lontani.



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