IL DOMANI SECONDO ARMANI
MODE E MODELLI DA CAMBIARE, PER SEMPRE

Moralista? Forse. Giorgio Armani sale in cattedra e denuncia il nostro stile di vita sopra le righe, “Sbagliata, da cambiare. Questa crisi è una meravigliosa opportunità per rallentare e riallineare tutto; per disegnare un orizzonte più vero” e sottolinea come “un rallentamento attento ed intelligente sia la sola via d’uscita”. 

Dobbiamo essergli grati: chi ha una reputazione e può comunicare lontano da sospetti incrociati, deve farlo. Interi pool di scienziati possono dire ciò che vogliono, ma basta accusarli di essere pilotati da “poteri forti” per screditarli agli occhi meno attenti, ma di Armani vien male dubitare. 

Nella lettera aperta al mondo della moda pubblicata su WWD i primi di aprile, stigmatizza pratiche che investono in realtà non solo in mondo della moda, ma anche altri settori - non ultimo quello della comunicazione - quando scrive che: “Il declino del sistema moda per come lo conosciamo è iniziato quando il settore del lusso ha adottato le modalità operative del fast fashion, carpendone il ciclo di consegna continua nella speranza di vendere di più, ma dimenticando che il lusso richiede tempo, per essere realizzato e per essere apprezzato”. 


Questa quantità a scapito della qualità deve trovare un freno nel consumo dei beni come nella maggior parte delle pratiche della nostra vita. Meno esperienze ma più intense, meno viaggi ma più significativi, meno cibo ma più genuino e via dicendo. 


Il lusso non può e non deve essere fast. Non ha senso che una mia giacca o un mio tailleur vivano in negozio per tre settimane prima di diventare obsoleti, sostituiti da merce nuova che non è poi troppo diversa. Io non lavoro così, e trovo immorale farlo. Ho sempre creduto in una idea di eleganza senza tempo, che non è solo un preciso credo estetico, ma anche un atteggiamento nella progettazione e realizzazione dei capi che suggerisce un modo di acquistarli: perché durino”.


Possiamo declinare questo principio su tutto. Potremmo vivere con più attenzione, avere dalle nostre azioni maggiore soddisfazione se solo fossimo più consapevoli di quello che ci circonda e tendessimo a migliorarne la qualità.


“Questa crisi è anche una meravigliosa opportunità per ridare valore all’autenticità: basta con la moda come puro gioco di comunicazione” continua “basta con le sfilate cruise in giro per il mondo per presentare idee blande e intrattenere con spettacoli grandiosi che oggi ci si rivelano per quel che sono: inappropriati, e se vogliamo anche volgari.” 


Giorgio Armani in Porto Rafael, Sardinia, 1970


“Sprechi di denaro che inquinano e sono verniciate di smalto sul nulla. Eventi speciali devono succedere per occasioni speciali, non come routine. Il momento che stiamo attraversando è turbolento, ma ci offre anche la possibilità, unica davvero, di aggiustare quello che non va, di riguadagnare una dimensione più umana. È bello vedere che in questo senso siamo tutti uniti. Per il retail sarà una prova importante. Agli operatori americani della moda voglio mandare il mio più sentito incoraggiamento per le settimane difficili che dovremo affrontare. Uniti, ce la faremo. Ma dovremo essere uniti: questa è forse la più importante lezione di questa crisi”.


È quello che ripetono da mesi scienziati e intellettuali. Solo uniti possiamo sconfiggere pandemie, fame e futuri incerti. Il mondo è un intero ecosistema, serve innescare cicli virtuosi, fidarsi degli esperti, essere centrati su di sé per comprendere gli altri. Bisogna che altri come Giorgio Armani facciano sentire la propria voce per diffondere il concetto che il miglior business è, e sarà sempre di più, quello che ci salva tutti. 

  



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