MEGLIO UN SUPER YACHT
SCUOLA DI SOPRAVVIVENZA NELL’AFFOLLATO AGOSTO COSTIERO

Il mega yacht è diventato una scelta obbligata :-) Se lo provi non cambi, perché è di fatto indispensabile alla sopravvivenza nell’estate smeraldina. In rada una barca più piccola di cinquanta metri non fa che rollare e beccheggiare sulle onde dei motoscafi di passaggio, troppi e veloci, che trasformano il mare in quel che i genovesi chiamano "bulesume" (un ribollìo di onde da tutte le direzioni). Ma sulle alte murate d'acciaio il mare trova infine requie e, cessato il rombo delle catene nelle cubìe, si può contare su una relativa calma solo a bordo d'un super yacht. 

Model: a Heesen Super Yacht - Location: Costa Smeralda - Foto COVERMEDIA

Scelta asociale? nient’affatto. Una barca molto grande permette di ospitare amici, ospiti e amici degli ospiti. La grande barca armatoriale riesce là dove la villa fallisce. Ci sono cabine a volontà e, a patto che siano accoglienti, nessuno troverà da ridire sulla loro dimensioni. Il megayacht sposa l'elicottero, ma in seconde nozze: è comodo se manca la menta per il mohito e per evitare noiose trasferte a bordo, però la caratteristica principe di uno yacht è sempre, in definitiva, la lunghezza. La rivalità tra yacht di dimensioni simili è sana e motivo di sempre nuove intraprese che rendono memorabile un'estate. In cosa si rivaleggia? In tutto, in velocità, in numero di ponti e cabine, in equipaggiamento, in numero e importanza degli ospiti, e così via... Scrutare col binocolo le barche rivali permette di acquisire informazioni preziose e per accorgersi che stanno per levare l’ancora alla volta del porto. Qui ci vuole prontezza di riflessi e un motore generoso. Il molo vecchio di Porto Cervo, il più ambito, è banchina di transito, si gioca a chi arriva primo. Meglio chiedere di venire ormeggiati distanti dai rivali, per evitare raffronti troppo diretti tra le barche e rischiare di rovinarsi la serata, rosi da piccole invidie. 

Outsider nella competizione sono le barche ex barche da lavoro come rimorchiatori portuali, rompighiaccio e piccoli mercantili, trasformati in yacht come fece Onassis con il suo Christina O. Era il più grande e lussuoso dei suoi tempi, e prima di trasportare belle ragazze come Marilyn Monroe e croceristi come Winston Churchill o John F. Kennedy tra i mille regnanti, attori, divi, magnati di ogni genere, era una nave militare canadese. Una volta, quando la barca di 14 metri era già grande (come l'Amaloun, lo Yacht di S.A. l'Aga Khan ai tempi in cui costruiva Porto Cervo) l'architetto navale s'ingegnava di stipare comfort e tecnica in piccoli spazi. La stessa cosa succede oggi su più vasta scala e, incredibilmente, la stessa concentrazione di tecnologia elettronica e strutturale si trova moltiplicata per cento metri di barca, per numero di ponti, cabine e saloni. 

Una volte operativa, le esigenze di una così grande comunità galleggiante sono infinite e, spesso, imponderabili. I grandi yacht che arrivano d’estate in Costa Smeralda sono oltre 300, e tre quarti di questi sono charterizzati, si possono affittare a settimane. Ognuno è un piccolo, non tanto piccolo, mondo a sé. Le cose di cui deve approvvigionarsi da terra rispecchiano gusti, esigenze e capricci degli ospiti, che superano a volte l’immaginazione. Le agenzie marittime della nostra costa, tra le più preparate del Mediterraneo, lo sanno: se vediamo una piramide di fiori sfrecciare tra la Sardegna e i Nibani, probabilmente sotto la piramide c’è uno dei loro gommoni diretto verso un megayacht. Sulle mega poppe vediamo arrivare, non importa l'ora o le condizioni meteo, massaggiatori, strumenti ginnici anche enormi, deejay, coiffeur, chiromanti e chiropratici, uova freschissime, pianoforti a coda, ceste di aragoste, prugne della California, tappeti sardi, politici, incastonatori di pietre, logopedisti, accordatori, the in foglie, i Bee Gees, il tappezziere, le sculture di ghiaccio, latte in taniche (per il bagno), zuppa d'ortiche, cori polifonici, maestri di danza, prestigiatori, Marco di Esmeralda Bazar, pizzaioli, escargots e una delegazione in costume da cerimonia dalle isole Lofoten dove hanno inventato, così dicono, il baccalà. 


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