VIAGGIO IN GALLURISTAN
COSÌ LONTANO, COSÌ VICINO


Così lontano, così vicino. Wenders aveva riassunto così l’impalpabile abisso tra noi e gli angeli. Una distanza simile a quella che sembra separare la Costa Smeralda dal suo retroterra, la Gallura, quella vera.  La terra degli stazzi è il paradiso, questo almeno è quel che dobbiamo sperare. Che avremo assegnata ciascuno una di queste casette tutte uguali, protette da rocce spettacolari, immerse in una luce sempre vivida e in un’aria sempre frizzante, circondate da un verde pieno i germogli, nelle annate ricche d’acqua (ma lassù non ci sarà mai la siccità: che paradiso sarebbe?). Già, lassù, è un paragone calzante, anche perché il Galluristan, l’abbiamo chiamato così per l’occasione, per dire quanto remota appaia senza esserlo, terra operosa e ospitale come poche altre, degrada con decisione verso il mare. 




L’ascesa necessaria per raggiungerla dovrebbe dirci qualcosa, è una piccola conquista. Prendere la macchina, l’elicottero, la voglia di tornare ragazzi e spingersi su per i pendii del paradiso porta in un mondo ordinato, ombreggiato, parcellizzato da infiniti muretti fatti di pietre che stanno insieme per secoli senz’altro collante che l’ingegno di chi le posò. Un mondo pulito, di villaggi anch’essi di pietra, come Luogosanto, come Aggius, Tempio, Luras, Calangianus e Sant’Antonio. Anche Aglientu fa parte dei comuni galluresi che si raggiungono in poco tempo dalla costa. 


Un tafone - o roccia abitata - e, in alto, il monte di Pulchiana 


Un itinerario intelligente potrebbe essere andare da Porto Cervo oltre Arzachena verso Luogosanto con sosta alle Tombe di Giganti, le Stonehenge sarde, ben segnalate, cui molti attribuiscono poteri benefici. Poi, attraversata Luogosanto, spiritosamente Luogosangeles per sottolinearne le ridotte dimensioni, si sale per una gola in direzione Tempio. Fermarsi ad almeno una delle due sorgenti d’acqua sulla strada e assaggiarla, è ottima e fresca.
Giunti sull’altopiano del paradiso, verso destra, c’è il grande monolito granitico – si dice sia il più grande d’Europa – del Pulchiana, simile ad un immenso budino pietrificato. Sotto il monte, l’agriturismo La Cerra. I suoi posti a tavola vanno prenotati ma permettono una full-immersion nella Gallura più vera, ed escursioni giornaliere sul Pulchiana.




Il Limbara, 1.200 metri sul livello del mare, fa da sponda sud al nostro altipiano. Verso ponente le  sughere crescono piegate dal vento, seguendole si arriva alla “Valle della luna”, una piana disseminata di formazioni rocciose e di generatori eolici che spuntano allineati sulle colline all’orizzonte, come gli indiani a Little Big Horn. Si può sfuggir loro entrando nel paese di Aggius, paese d’arte, di tessitura e di musei. Da non perdere il piccolo appena inaugurato nell'agosto 2019, Museo dell'amore perduto a metà strada tra il Meoc, piccolo ma straordinario museo etnografico, e il Museo del Banditismo che rievoca i tempi in cui queste alture erano rifugio di famigerati fuorilegge. Poi si prosegue alla volta Tempio Pausania e poi oltre, verso il Limbara dove ci accolgono fitti boschi e sorgenti d'acqua. Ci sono anche tre sequoie, che si dice siano arrivate dal Canada da sole.  

Prima di Calangianus è d’obbligo una sosta alla Tomba di Giganti “Pascaredda” prima di dirigersi verso Sant'Antonio, un passo deciso verso casa. Nei pressi c’è il bacino del Liscia, vicino agli ulivi millenari, da percorrere con un battello sulle acque che nei giorni di maestrale sono scure, increspate e sensuali come lo fu Lola Falana. In Gallura è bello fermarsi a parlare con la gente, nei cui occhi una schiettezza ancestrale e disarmante non può non far pensare agli angeli di Wenders.
Se s'incontrano cavatori di sughero o di granito o un fattore intento a curarsi del suo stazzo si può, facendosi raccontare delle mille accortezze che regolano le loro vite, rendersi conto che non sono lontane dalle nostre come potrebbero sembrare.



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